L’attivismo del fondatore di "Repubblica" dopo la morte di Pininfarina: intervista sdraiata a Napolitano e telefonata "senza notizia" con Draghi
Un mesetto fa ci si chiedeva se a Bologna sarebbe nato il «partito di Repubblica»,quale sarebbe stato il suoprogramma e quali uomini l’avrebbero realizzato.
Oggi, dopo che tre anticicloni africani hanno scaldato le menti più delle tre anti-interviste di Eugenio Scalfari, ecco la risposta.
Non c’è un «Rep-partito», ma un candidato. È lo stesso Barbapapà. Che ambisce con tutte le sue forze a fare il senatore a vita. Un augusto, dotto, sobrio, barbuto laticlavio.
Scalfari è in campagna elettorale, né più né meno di un Mario Monti che sforna manovre sulle spalle dei governi a venire. Il battage del fondatore di Repubblica si è intensificato negli ultimi giorni, dopo la dipartita di Sergio Pininfarina.
L’ottantaseienne genio del design si è spento il 3 luglio: il 5 l’ottantottenne (Eu)genio del giornalismo ha pubblicato su Repubblica un’intervista col capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e ieri ha fatto il bis con il presidente della Bce, Mario Draghi. A questa coppia d’assi si aggiunge il dialogo bolognese di giugno con Mario Monti, sia pure in condominio con il direttore Ezio Mauro.
Presidente della Repubblica, del Consiglio, della Banca europea: tre «colpi» degni non di un maestro della penna, ma di un Grande della Repubblica. Peccato che i colloqui non contengano notizie.«L’Italia uscirà da sola dalla crisi», è il titolo dell’intervista a Monti.«Perché l’Italia deve farcela », spiega il colloquio con Napolitano. In fondo lo scoop più ghiotto è quello strillato in prima pagina ieri: «Ho parlato con Draghi di Balotelli, Spagna e Germania».
Scalfari senatore a vita è uno di quei pensieri che a farli si fa peccato ma ci s’indovina, come ripete Giulio Andreotti, uno che a Palazzo Madama si è imbullonato da anni, con grande scorno di Eugenio. Il quale ha deciso di serrare i tempi. Ora o mai più. L’età avanza, il posto si è liberato,l’amico Giorgio è agli sgoccioli del mandato. Dunque, avanti con la campagna elettorale a suon di interviste in ginocchio. Quella a Monti è stata puntellata da Mauro, ma le ultime due sono tutte sue, con l’upupa e il cinghialotto che lo scortano alla tenuta presidenziale di Castel Porziano e quell’imbarazzante «della mia conversazione con il Presidente della Bce non ho molto da riferire perché una chiacchierata tra due amici non fa notizia». Ma se non c’è notizia,perché conquista la prima pagina di Repubblica ?
Invece la notiziac’è.Ed è la persona stessa di Barbapapà. Egli mette il proprio sconfinato ego al centro dei dialoghi, il cui protagonista non è l’interlocutore ma lui medesimo, «l’uomo che non credeva in Dio» ma ha fatto l’«incontro con Io». Queste interminabili paginate sono scritte per mostrare la confidenza di Scalfari con il potere,l’intimità, la «consuetudine di amicizia »,l’uso a scambiarsi «sensazioni e opinioni», in una simbiosi la quale non può che sfociare nell’unico riconoscimento adeguato a un tale padre della patria.
Dagli scritti apprendiamo che Scalfari dà del «tu» ai potenti, pranza con loro, discute di calcio e politica, di amici comuni e di vacanze, fuma amabilmente e rispettosamente come in un aristocratico club inglese. Eugenio chiede ossequiosamente a Giorgio se può togliersi la giacca e Giorgio in persona (abbigliato di una sportiva maglietta azzurra) lo aiuta a sfilarsela. Che Eugenio se cerca un «Virgilio » che lo conduca «attraverso l’inferno economico di questi mesi » chiama direttamente il numero uno della Bce, pur consapevole che costui «non rilascia interviste ».
Draghi non ha fatto eccezione: infatti l’articolo di ieri è drammatico. Scalfari le prova tutte per smuovere il banchiere, gli spiega perfino i segreti della Spagna calcistica. Invano: «Mi stava a sentire ma evidentemente pensava ad altro », ammette. Altre domande ficcanti: «Spetta a te la vigilanza sulle banche?».
Ignorare la risposta costerebbe la bocciatura all’esame da giornalista, e infatti Draghi replica: «È tutto scritto nel comunicato dell’Eurosummit ». Ancora: ti preoccupa l’inflazione?Ce la faremo? Non c’è da stupirsi se Draghi si spazientisce. Spremuto Draghi, resta lo spazio per un post scriptum in difesa di Napolitano, vilmente intercettato da procure sovversive (ma benemerite quando orecchiavano Berlusconi). Non per niente il pranzo a Capocotta tra il Presidente e il Fondatore si era chiuso con un «a presto» reciproco. Magari a Palazzo Madama, tra i banchi dei senatori a vita.
da Il Giornale

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