Occorre
avere consapevolezza della realtà e quanto dice Marcello Veneziani è
l’espressione sintetica e più completa di quanto da più parti insieme a
tanti amici sosteniamo da tempo. Chi proviene dalla storia della destra
nelle sue diverse evoluzioni ha raggiunto obiettivi storici che possono
renderci orgogliosi ma non appagati. La fine del dopoguerra, la destra
come polo escluso che torna protagonista, la capacità di lavorare alla
creazione di un progetto comune che unisse tutti coloro che erano e sono
alternativi alla sinistra per la creazione di un bipolarismo maturo
dove destra e sinistra si confrontano con la legittimazione delle idee e
delle loro storie politiche e culturali.
Oggi alcuni di questi
obiettivi sono stati raggiunti ma nello stesso tempo la crisi globale
economica e politica mette a nudo l’inadeguatezza di formule dove le
idee progressivamente sono state sostituite dalla necessità di inseguire
un non meglio identificato obiettivo di vittoria a tutti i costi. Pur
di vincere si è rinunciato a difendere i valori non negoziabili che
erano l’elemento distintivo ma anche il patrimonio di consenso che ci
permetteva in una politica di alleanze di essere riconoscibili e perciò
utili anche sotto il profilo degli obiettivi.
Il risultato è che
progressivamente si sono appannate non solo le aspettative per un nuovo
modo di essere “il centrodestra “, ma anche le certezze sui capisaldi
identitari che costituivano il bagaglio politico culturale e di azione
dei soggetti fondatori.
E’ innegabile che il prezzo maggiore in
termini di politica e valori riconoscibili lo abbiamo pagato noi che
avevamo una storia a differenza di altri . La destra italiana aveva si
il compito di andare oltre e bene abbiamo fatto , ma senza dimenticare
che la sua forza e la sua capacità di essere riuscita a sopravvivere a
tante difficoltà risiedeva nella sua atipicità rispetto ad altre realtà
in Europa.
Certamente per ragioni storiche, ma anche per contenuti
ideali che l’hanno resa nell’immaginario collettivo interclassista,
svincolata da interessi lobbistici, custode dei principi di gerarchia e
merito, estremo difensore di ogni forma di legalità, portatrice
autentica di principi di solidarietà , socialità e libertà.
Tutto
questo patrimonio, indipendentemente dalla nostra volontà ,è andato
progressivamente appannandosi fino a diventare impercettibile o meglio
relativo e perciò sacrificabile in ogni circostanza alla tattica interna
al partito ,alla stabilità di governo, alla lealtà al premier anche
quando sbagliava . Oggi ciò che appare di noi è questo e se accanto a
queste valutazioni, che saranno pure opinabili, ci mettiamo la vicenda
Fini , la diaspora e tutto quello che abbiamo vissuto , il risultato è
comunque lo stesso e cioè che il PDL ha centrato molti obiettivi ma non è
riuscito né a scaldare il cuore dei nostri elettori né a costruire il
suo futuro .
L’eclissi della destra politica è un male per l’Italia
; ecco perché al di la dei tatticismi occorre riprendere l’iniziativa ,
non per disgregare ma per ricostruire con mattoni solidi identità
percorsi ed obiettivi. Una Costituente di Destra fra tutti coloro che
sono i movimenti e le aggregazioni che orbitano in questa area culturale
non è ne un azzardo né un salto nel buio ma più semplicemente un salto
verso il futuro occupando i nostri spazi prima che il qualunquismo
faccia tabula rasa di ogni differenza e di ogni identità .
di Alfredo De Sio, Cons. Regionale Pdl Umbria
Bravo Alfrè!
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